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NAVIGIUM ISIDIS

DI CHIARA LOMBARDI




Nel mondo romano ogni anno, all’inizio di marzo, si celebrava una delle festività più solenni e affascinanti del calendario religioso: il Navigium Isidis, la processione sacra dedicata alla dea Iside, protettrice del mare, dei naviganti e della rinascita.


Di origine ellenistica, questa cerimonia era già diffusa nel Mediterraneo orientale prima del I secolo a.C., ma fu integrata ufficialmente nel calendario romano solo nel I secolo d.C. Il 5 marzo segnava simbolicamente la riapertura della stagione della navigazione e il rinnovarsi del legame tra gli uomini e il mare, sotto la protezione della grande dea egizia.


Il corteo si apriva con un gruppo di donne vestite di bianco, coronate di fiori e avvolte da aromi dolci e intensi. Con passo solenne, spargevano petali lungo il cammino, preparando la via per la divinità. Alcune portavano specchi rivolti all’indietro, affinché la dea potesse riflettersi mentre avanzava tra i suoi fedeli; altre imitavano i gesti della sua toilette divina, pettinandola simbolicamente con pettini d’avorio e profumando l’aria con balsami.


Dietro di loro sfilavano uomini e donne iniziati ai misteri del culto, uniti da una comune veste bianca di lino. Le donne indossavano veli leggeri che lasciavano intravedere i capelli profumati, mentre gli uomini, col capo rasato e lucido, agitavano i sacri sistra che emettevano suoni acuti e ritmici. Il corteo era accompagnato da suoni di flauti, canti solenni e un’atmosfera carica di sacralità.


Il cuore della processione era affidato a sei sacerdoti, ciascuno dei quali portava un oggetto simbolico del potere e della grazia della dea: una lampada a forma di piccola barca (lucerna consimilis cymbium) con una fiamma viva; un altare portatile (altaria); una palma dorata e il caduceo di Mercurio (palma auro foliata, Mercuriale caduceum), simboli del viaggio e del commercio; una mano sinistra con il palmo aperto (manus sinistra porrecta palmula) e un vaso a forma di mammella (aureum vasculum in modum papillae) per le libagioni di latte; un vaglio d’oro (aurea vannus) pieno di rami sacri; e un’anfora rituale (amphora).


Seguivano le immagini sacre: Anubi, il messaggero tra i mondi, dal volto nero e dorato, con un caduceo e una palma verde; l’immagine della vacca, simbolo di fecondità e maternità universale; e ancora, una cista chiusa contenente i misteri del culto e una piccola urna d’oro decorata con figure egizie e sormontata da un aspide, simbolo della potenza divina di Iside.


Giunti al porto, il corteo trovava ad attenderli la nave sacra, chiamata Isis, splendidamente decorata con pitture egizie e una vela su cui risplendevano iscrizioni dorate. La poppa, rivestita di lamine d’oro, terminava in un collo di cigno, mentre la carena, liscia e trasparente, era in legno di thuja. Dopo aver pronunciato le preghiere rituali, il sommo sacerdote consacrava la nave con una torcia ardente, un uovo e dello zolfo. I fedeli, uno dopo l’altro, salivano a bordo offerte votive e versavano nel mare libagioni di latte e cereali, invocando una navigazione sicura.


Quando il vento era favorevole, le ancore venivano sciolte e l’imbarcazione prendeva il largo, seguita con lo sguardo dalla folla in silenzio fino a che non spariva all’orizzonte.


Una volta tornati al tempio, il corteo si ricomponeva e le immagini sacre venivano riportate al loro posto, nella camera della dea. A questo punto lo scriba (grammateus), salito su un podio, pronunciava voti di prosperità per l’imperatore, il senato, il popolo romano, i marinai e tutte le navi dell’Impero. Poi, secondo il rito greco e in lingua greca, proclamava l’apertura ufficiale della stagione navale: le Ploiaphésia.


Un lungo applauso accoglieva l’annuncio come un segno favorevole. I presenti offrivano fiori, rami e corone, si inchinavano e baciavano i piedi della statua d’argento della dea posta in cima alla scalinata del tempio. Con il cuore colmo di devozione, tornavano infine alle loro case, affidando a Iside i propri desideri, i propri viaggi, e la speranza di un mare benevolo.



Testo rielaborato da


Apuleio: Le Metamorfosi o L’Asino d’oro, Milano 2009.


Bricault 2021: Bricault L.: Les cultes isiaques dans le monde Gréco-romain, Paris: Les Belles Lettres, 2021 (1ª ed. 2013).



Laureata in Archeologia Orientale presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale con una tesi magistrale in Archeologia Egiziana dal titolo “Iside nei testi funerari e nelle tombe del Nuovo Regno: iconografia e ruolo della dea tra la XVIII e la XIX dinastia” (2013), ha conseguito un master di primo livello in “Egittologia. Metodologie di ricerca e nuove tecnologie” presso la medesima Università (2010-2011). Durante il master ha sostenuto uno stage presso il Museo Egizio de Il Cairo per studiare i vasi canopi nel Nuovo Regno (2010). Ha partecipato a diversi scavi archeologici, tra i quali Pompei (scavi UniOr – Casa del Granduca Michele, progetto Pompeii Regio VI, 2010-2011), Cuma (scavi UniOr – progetto Kyme III, 2007-2017). Inoltre, ha preso parte al progetto Research Ethiopic language project: “Per un nuovo lessico dei testi etiopici”, finanziato dall’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente e dal progetto PRIN 2005 “Catene di trasmissione linguistica e culturale nell’Oriente Cristiano e filologia critico testuale. Le problematiche dei testi etiopici: testi aksumiti, testi sull’età aksumita, testi agiografici di traduzione” (2006-2007). Ha partecipato ad un progetto educativo rivolto ai bambini della scuola primaria per far conoscere, attraverso sperimentazioni laboratoriali, gli usi e i costumi dell’antico Egitto e dell’antica Roma (2014-2015). Ha collaborato con la Princeton University (New Jersey) per “The Princeton Ethiopian, Eritrean, and Egyptian Miracles of Mary digital humanities project (PEMM)” (2020-2021), e dal 2020 è tra lo staff della rivista digitale divulgativa a carattere scientifico MediterraneoAntico. Sua è una monografia sulla dea Iside (A history of the Goddess Isis, ISBN 1-4955-0890-0978-1-4955-0890-5) che delinea la sua figura dalle più antiche attestazioni nell’Antico Regno fino alla sua più recente menzione nel VII d.C. Ricercatrice indipendente, attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro con un progetto di ricerca dal titolo “I culti isiaci in Italia meridionale e nelle isole. Archeologia del patrimonio cultuale in età romana”. È impegnata in attività di scavo come supervisor con la canadese McGill University (Excavating Sipontum Project, dal 2023) e con le università di Bari e Foggia (ArcheoSipontum, archeologia globale di una città portuale, dal 2023).






 
 
 

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